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“Ognuna delle sue tele diventa allora materia tattile e vibrante, epidermide di seta o di grano che su di sé assume le fattezze viventi delle genti di strada ma senza alcun cannibalismo astratto o teorico: in tutti i suoi figurativi dall’Angry Man al Musicien, dal Clown al Driver, dal Chamaleon al Self Portrait fino alle immagini femminili d’abbandono e d’anedonia, toccate quasi da un mistero doloroso come Dirty Action, si dispiega incandescente la natura degli umori, che sono fisicamente impellenti e fortemente incisivi, nella definizione delle loro morfologie umane. Un vero e proprio santuario etico. Tutti i personaggi delle opere di Amoretti hanno una verticalità: anche se sono contratti, sardonici, ripiegati su se stessi o nella percussione delle loro angosce, non perdono mai di vista quell’occhio superiore con cui sono in intimo contatto, a una spanna dalla trascendenza.”  

Daniela Martinelli